Il sacro e il profano della Pasqua in Sardegna

In Sardegna, la Pasqua ha avuto un risvolto profano. A Nuoro, città di quaranta mila abitanti sita nel cuore dell’Isola, la pubblicità di un sexy shop ha risvegliato le ire di una fetta della cittadinanza. Voci rimbalzate fino alle orecchie della curia locale. Il vescovo ha tuonato con fulmini e saette e dalla radio locale punta il dito contro ciò che considera una blasfemia allo stato puro. E dalla bocca di un suo rappresentante commenta: “Una società che riconosce come valore il peccato finisce per irridere a esperienze umane gratificanti e costruttive. La finalità dominante è una: fare soldi”. Ecco cosa diceva il “cartellone incriminato”:

Che ve ne pare? La storia comunque è solo agli inizi. Data l’eco, vistosa e preoccupante per l’immagine dell’attività nata da poco, il giorno seguente i gestori del sexy shop chiedono scusa in diretta radio per ciò che considerano un semplice malinteso: “Non era nostro intento accostare la passione che si genera tra due persone alla passione di Cristo. Se la nostra volontà è stata così fraintesa, ci spiace. Abbiamo peccato solo di ingenuità”. Per farsi perdonare cancellano la parola Pasqua dal cartellone con una pezza di carta sopra. Nella speranza che la cosa finisca lì. Intanto le chiacchiere aumentano, la gente su Facebook ci discute sopra, comincia la battaglia dei Like e Dislike. Ai poveri imprenditori non resta che adottare una coraggiosa contromossa, degna di un pubblicitario d’annata. E pubblicano un secondo messaggio. Che, bisogna dirlo, li fa entrare nella storia della comunicazione contemporanea. Leggetelo:

I gestori del sexy shop hanno interagito con la popolazione, nel bene e nel male. Hanno dimostrato che anche in un piccolo centro, ancora dominato dal perbenismo morale e dai pettegolezzi da vecchia comare, si possono proporre oggetti legati alla sfera sessuale. Che il sesso alla fine fa parte della vita e non c’è niente di male ad accostarlo, grazie ad espedienti ironici, alla religione. Questo è un pensiero normale nelle grandi città d’Italia e del mondo, ma solo di recente si sta facendo largo nei piccoli centri come Nuoro. Tuttavia, la cosa non finisce qui. Pennapiccante è andata a vedere il sexy shop del peccato e ci sono rimasta di stucco quando mi sono accorta di che si trattava! Il pericolosissimo sexy shop altro non era che un corner, messo in centro, aperto 24 ore su 24, di…macchinette distributrici di caramelle, bibite, profilattici e sex toys! Sì, avete letto bene. Tutto ‘sto casino è stato suscitato da un’innocente macchinetta che vende qualche vibratore e un paio di manette col peluche coperte dalla vetrina che vedete qua sotto il cui contenuto è consultabile solo dopo il controllo magnetico di un documento con la data di nascita. Ma nel 2012, non ha dell’incredibile?

Vale la pena concludere citando alcuni dei commenti sul fatto pubblicati su Facebook, sia da parte dei pro che dei contro.

Gianni: “Arratz’e cacada”, che in sardo significa “che cagata!”; Massimiliano: “Mah, credo che la chiesa dovrebbe occuparsi di cose più importanti dello slogan di un sexy shop…”; Giannetta: “Lo slogan utilizza la Pasqua, che non è certo una festa pagana. Poteva usare la primavera. Trovo di cattivo gusto e un po’ blasfemo questo slogan…è proprio vero che non c’è più religione, in senso lato: cultura, arte, tradizione, decoro, valori…esiste solo il sesso senza sentimenti”; Ines “Penso che la chiesa dovrebbe scandalizzarsi di se stessa”; Margherita: “È una questione di rispetto verso tutti coloro hanno fede. Non si può trasformare tutto in business…”; Libero “La Pasqua è già un business! E il cartello segue lo stesso business… a quanto pare funziona anche bene ;)”; Mariano “BELL’IDEA ALMENO CI FANNO PASSARE LA TRISTEZZA E NN PENSO A QUEI COGLIONI DI POLITICI”; Laura “Che un po’ di ironia non guasta mai. Oltre ad essere sinonimo d’intelligenza”.

Voi che ne pensate?

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