La chimica del mare

Vaffanculo, brutto stronzo! Marlene sbatté la portiera della macchina, e non si voltò neppure a guardare il volto del suo ragazzo. Ci stava insieme da ben 7 anni e non erano mai stati veramente bene insieme, troppe discussioni, sempre parenti e amici in mezzo, poca intimità, già quante volte erano riusciti a creare un’atmosfera davvero intima e calda…poteva contarle sulle dita di una mano…forse quella sera in campagna, dopo una bella cena innaffiata di vino bianco, ma…c’era voluto tanto vino perché il fidanzato storico si sciogliesse…aaah, fanculo al fidanzato storico, fanculo alla tradizionale storia d’amore basata sui sani principi del “brava, hai proprio trovato un bravo ragazzo, Marlene. A quando il matrimonio?”. Matrimonio? Io direi piuttosto manicomio! Con quello lì avrei passato la vita a elemosinare una carezza ben fatta, una sguardo che ti spoglia, a sentirmi donna, cazzo. “Ma cos’hai da gridare?” arrivò una voce roca alle sue spalle. Marlene camminava furente sul bordo di una strada di provincia che portava al mare, in un’assolata giornata d’estate sarda. “Fatti gli affari tuoi tu, non lo vedi che sono arrabbiata?”.

Un ragazzo montava una bicicletta nuova fiammante e indossava una tuta da ciclista striminzita e semitrasparente per via del sudore. Mmh, che bel sederino tornito, aveva notato lei. Ma ancora presa dal suo passato tormentato, si mise a correre per non farsi vedere piangere. “Ciao, io devo andare. Sono in ritardo”. Lui sorrise e cominciò a pedalare più forte. “Dove vai così di fretta?” . “Non sono affari tuoi”. “Ma dai, volevo solo proporti di fare un salto al mare e fare due chiacchiere, vuoi?”. MMMh, che scocciatore questo pensò ma qualcosa la convinse a rispondere diversamente. “E va bene, ma guarda che ho poco tempo perché ho la corriera per tornare a casa tra due ore. Va bene, corriamo verso la spiaggia, dai. Oh aspettami disgraziato, tu sei in bici!”. Marlene divenne tutta rossa in volto e si tolse la maglietta. Sotto aveva un bikini colorato a fascia ricamato. Le donava tantissimo, sulle sue tette piccole e sode, e sudava nell’incavo e sotto le ascelle bianchissime.

 A un certo punto si fermò, non ce la faceva più. Era stanca e affranta dalle troppe emozioni. Si appoggiò sul ciglio della strada e finse di addormentarsi di colpo. Lui, non vedendola più all’orizzonte, tornò indietro a cercarla e la vide riversa sull’erba. Oddio, sta male, pensò. Mollò la bicicletta all’istante e si precipitò verso di lei. Le toccò il polso e la fronte e si sentì sollevato quando capì che stava solo dormendo. Le accarezzò i riccioli dei capelli e le baciò una guancia. Sentì il profumo improvviso della sua pelle e d’impeto la prese in braccio e la portò in un punto nascosto del bosco pieno di sughereti, ronzii di insetti e profumi avvolgenti.

La adagiò dolcemente sull’erba all’ombra dell’albero e le si mise accanto. La guardava, per ammirare la dolcezza dei suoi lineamenti, per annusare il suo profumo lievemente mielato, per scrutare le rotondità del suo corpo esile ma tornito. Le sue labbra si appoggiarono ancora sulle guance di lei che rimasero immobili. Lui era magro, con le braccia sottili ma il busto e i fianchi erano possenti e aveva una barba folta e curata che lo faceva assomigliare a un uomo dei ritratti antichi. Sguardo fiero, ardito, mani grandi e decise. Le usò per accarezzarle una spalla e infilare un dito sotto al bikini. E ancora un bacio, stavolta sul collo che quasi inavvertitamente fremeva.

 Lui le appoggiò una mano sul cazzo. Ce l’aveva già duro e pulsava in maniera incontrollata. Lei aprì gli occhi e lo fissò intensamente. Senza dirgli niente lo afferrò per il collo e lo baciò senza paure. Di lui non sapeva neanche il nome, ma in fondo il suo ormai ex ragazzo, dopo lunghi 7 anni, poteva dire di conoscerlo e desiderarlo davvero? Le loro lingue si incollarono, e danzarono ondeggiando fra le bocche, fuori dalle bocche, sulle labbra umide e gonfie. Lui le abbassò il bikini e le afferrò un capezzolo, per morderlo e succhiarlo smaniosamente. Si, si, succhiami, come nessuno ha fatto mai, pensava Marlene. Le mani volevano camminare da sole. Le dita del ciclista finirono sotto la sua gonna lunga e si infilarono direttamente sotto le mutandine.

 Marlene era bagnatissima come quel mare che da lontano li spiava complice. Lui ci infilò un dito e spinse, spinse forte e lei gemette sentendosi mancare il fiato. Marlene sentì il bisogno di toccare il suo grosso cazzo, di scoprire come era fatto e di sentirlo duro tra le sue mani. Gli tolse la tuta bianca e blu, e se lo ritrovò completamente nudo: mai prima d’ora aveva incontrato un uomo cosi sfrontato, cosi a suo agio nella sua nudità e nel suo bisogno di chiedere piacere. Ma il bello è che lui era sfacciato anche nel dare piacere, amava la donna, venerava il suo corpo, e voleva farlo godere. E glielo fece capire abbassandosi su di lei e masturbandola lentamente con abile maestria. Col dito la penetrava, prima poco a poco, poi infilandolo totalmente, fino in fondo quasi a sentire il collo del utero con la punta del dito. Poi con un altro dito le allargava il buco del culo, che aveva prima bagnato con la saliva. Infine si abbassò ancora e comincio a spingere il clitoride con la lingua, con movimenti rotatori e leggeri. Una farfalla dalla ali magiche, che si era poggiata sulla sua figa e giocava con lei. Ma dove ti eri nascosto fino ad ora? ero te che cercavo, ero te che volevo, per godere davvero…pensava Marlene, nel suo sussurrare e sospirare.

Ma tanta delicatezza si trasformò in uno scatto di irruenza felina quando lui le afferrò i capelli con forza, e le tirò la testa su di lui per chiederle un pompino. Lei non si fece pregare, aveva un desiderio ardente di sentire quella durezza nella bocca e di carpirne tutto il calore fra le labbra. Glielo succhiò come non aveva mai succhiato un cazzo prima, era avida e attenta nel dargli il giusto piacere, e usò la lingua per puntellargli la cappella e massaggiargli delicatamente le palle. Oh si, come me lo succhi bene, disse lui Sei bravissima, ma dove hai imparato a fare pompini così? Adesso, da te, rispose lei candidamente. Era vero. Era il suo odore, il suo corpo, quella magica e perfetta circostanza a farla sentire così. Era la chimica del mare. Quella che si gonfiava di spuma salata a pochi passi da loro e quello che avevano dentro e non temevano di condividere in momenti di puro abbandono.

Prendimi, fottimi, scopami. Si alzarono e si appoggiarono alla quercia. Così, in piedi lui le afferrò i fianchi e la girò. Ti voglio scopare così, da dietro, mi fai impazzire col tuo bel culo aperto e sventolante all’aria aperta. A Marlene nessuno aveva mai parlato così. Era solita sentirsi dire Oh Marlene mi piaci, oh Marlene sei bella Marlene, oh Marlene facciamolo, va bene? Va bene cosa??, non chiedermi il permesso per scoparmi, prenditi quello che vuoi, che maschi erano quelli che aveva frequentato, cazzo?? Lui prendeva quello che voleva, e faceva sentire tutta la forza del suo cazzo, che le entrava dentro e la allargava tutta facendola bagnare in un fiume di liquido caldo. Aprimi, aprimi, dai così, aprimi ancora ancora e mettimi un dito in culo nel frattempo, aaah si, sei un mago del sesso, ssiii. Lui spingeva a stantuffo, sempre più forte e senza tregua, sembrava non stancarsi mai. Le sue mani affondavano nei fianchi e il fiato le andava sul collo asciugando il suo sudore bollente. Piantò le unghie sulla corteccia di sughero quando venne. Incidendo un segno del suo orgasmo profondo e stranamente silenzioso.

Allora si volto, lo baciò e si infilò il cazzo stringendolo forte con le pareti della figa lisce come velluto. Sborrami addosso, voglio i tuoi schizzi caldi addosso, gli gridò con gli occhi sbarrati e lucenti. Ancora no, aspetta voglio scoparti ancora e ancora, come faccio a stancarmi di te, adesso? Stesi sull’erba andarono avanti per un tempo infinito, la figa di Marlene era completamente gonfia e spanata. Mi stai sfondando, sei proprio un porco. E tu sei una bella maialina, una vera ninfomane, aaha e risero insieme scopando. Lui venne, sborrandole addosso tutto il suo sperma caldo e vischioso, e lei se lo spalmò addosso e lo assaggiò. Sapeva di polline e fiori. Erano felici. Adamo su due ruote ed Eva senza peccato. Si addormentarono esausti e colmi dei sapori dei loro succhi e dei loro orgasmi. Si svegliarono ore dopo, al tramonto. La corriera ormai è andata, disse lei. “Andiamo a fare il bagno?”. Lui annuì.  

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